
Il 22 ottobre 1877 una violenta esplosione sconvolse la Blantyre Colliery, nel Lanarkshire.
Centinaia di uomini si trovavano nelle gallerie quando il firedamp, una miscela di gas infiammabili presente nelle miniere di carbone e composta principalmente da metano, prese fuoco.
L’esplosione si propagò attraverso i lavori sotterranei e per molti dei minatori coinvolti non ci fu possibilità di fuga.
Il bilancio fu devastante: 207 uomini persero la vita, facendo della tragedia di Blantyre il più grave disastro minerario mai avvenuto in Scozia.
L’impatto andò molto oltre i confini della miniera: in una comunità profondamente legata all’estrazione del carbone, numerose famiglie persero improvvisamente chi garantiva il loro sostentamento e l’intero paese fu segnato dalla catastrofe.
L’inchiesta che seguì mise sotto esame anche le condizioni in cui gli uomini lavoravano.
Le testimonianze e il successivo dibattito pubblico evidenziarono violazioni delle regole di sicurezza, problemi legati alla ventilazione e alla presenza di gas e interrogativi sull’efficacia delle ispezioni.
Il disastro arrivò così anche in Parlamento, diventando parte di una discussione più ampia sulla necessità di proteggere meglio chi lavorava nelle miniere britanniche.
Blantyre continuò a essere una comunità mineraria anche dopo il 1877 e conobbe purtroppo altre tragedie, compresa una nuova grave esplosione nel 1879.
Ma fu il disastro del 22 ottobre a lasciare il segno più profondo: ancora oggi le sue 207 vittime vengono ricordate come testimonianza del prezzo umano pagato dalle comunità che alimentarono con il proprio lavoro l’industria della Scozia ottocentesca.
Illustrazione: The Pictorial World, 1877 — pubblico dominio.
