
Il 18 settembre 2014 la Scozia affrontò una delle decisioni politiche più importanti della propria storia contemporanea.
Dopo l’accordo raggiunto nel 2012 tra il governo britannico e quello scozzese, agli elettori venne chiesto di rispondere a una domanda diretta: “Should Scotland be an independent country?”. Le sole risposte possibili erano Yes e No e, per la prima volta in una consultazione nazionale nel Regno Unito, poterono votare anche i ragazzi di 16 e 17 anni.
La campagna aveva attraversato per mesi la società scozzese, coinvolgendo partiti, associazioni e cittadini in un confronto che andava ben oltre la politica istituzionale.
Indipendenza, economia, moneta, welfare, appartenenza al Regno Unito e futuro internazionale della Scozia entrarono nel dibattito quotidiano.
Quando arrivò il giorno del voto, la partecipazione raggiunse l’84,6% degli aventi diritto, un dato eccezionale che mostrò quanto profondamente la scelta avesse coinvolto il paese.
Il risultato venne proclamato la mattina seguente: 2.001.926 elettori avevano votato No e 1.617.989 Yes. Con il 55,3% contro il 44,7%, la maggioranza scelse quindi di mantenere la Scozia all’interno del Regno Unito.
Il voto mostrò però anche un paese diviso territorialmente: Glasgow, Dundee, West Dunbartonshire e North Lanarkshire furono le quattro aree amministrative nelle quali prevalse il Yes, mentre nelle altre ventotto vinse il No.
La consultazione non mise fine alla questione costituzionale scozzese.
Negli anni successivi il Parlamento di Holyrood ricevette ulteriori competenze, mentre il referendum sulla Brexit del 2016, nel quale la Scozia votò nettamente per rimanere nell’Unione Europea, riportò l’ipotesi di una nuova consultazione sull’indipendenza al centro del confronto politico.
Il 18 settembre 2014 rimane così il giorno in cui gli scozzesi poterono scegliere direttamente tra due possibili futuri e in cui, pur decidendo di restare nel Regno Unito, lasciarono aperto un dibattito ancora presente nella Scozia contemporanea.
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