29 agosto 1930

Il 29 agosto 1930 gli ultimi 36 abitanti di Hirta lasciarono St Kilda, remoto arcipelago delle Ebridi Esterne, ponendo fine a secoli di presenza umana permanente.
Non si trattò di un’espulsione imposta dall’esterno: furono gli stessi residenti a chiedere al governo britannico di essere evacuati, dopo che il progressivo declino della popolazione aveva reso sempre più difficile mantenere una comunità autosufficiente su quelle isole isolate nell’Atlantico.
La vita a St Kilda era sempre stata profondamente condizionata dall’ambiente.
Gli abitanti coltivavano ciò che permetteva il terreno, allevavano bestiame e sfruttavano soprattutto le immense colonie di uccelli marini, arrampicandosi sulle spettacolari scogliere per procurarsi carne, uova e piume.
Con il tempo, però, i contatti più frequenti con il mondo esterno modificarono quell’equilibrio, mentre emigrazione, malattie e difficoltà nell’ottenere viveri e assistenza ridussero progressivamente la popolazione.
Quando gli ultimi abitanti partirono, portarono con sé i propri beni e il bestiame che poteva essere trasferito, lasciandosi alle spalle le case di Village Bay. Furono condotti sulla terraferma scozzese e molti vennero reinsediati nel Morvern, sulla costa occidentale. Quella partenza non rappresentò soltanto l’abbandono di un luogo remoto, ma la fine definitiva di una comunità e di un sistema di vita sviluppatosi per generazioni in condizioni eccezionali.
Oggi St Kilda è disabitata stabilmente, anche se ospita stagionalmente personale impegnato nella conservazione e nella gestione dell’arcipelago.
Le sue scogliere, le colonie di uccelli marini, il paesaggio e le testimonianze lasciate dagli antichi abitanti hanno contribuito al suo riconoscimento come sito Patrimonio Mondiale UNESCO per valori sia naturali sia culturali.
Le case vuote di Hirta rimangono così la testimonianza concreta di una comunità che, nell’estate del 1930, scelse di lasciare per sempre uno dei luoghi più isolati della Scozia.

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