Marzo

1 marzo 1979 – Il primo referendum sulla devoluzione
Il 1° marzo 1979 la Scozia votò in un referendum storico sulla devoluzione, cioè la creazione di un Parlamento scozzese con poteri autonomi.
Il risultato fu favorevole: la maggioranza dei votanti sostenne l’idea di un’assemblea scozzese.
Tuttavia la legge prevedeva una clausola particolare: il sì doveva rappresentare almeno il 40% dell’intero elettorato registrato.
Questa soglia non fu raggiunta e il progetto fallì.
Solo nel 1997 un nuovo referendum approvò definitivamente la devoluzione, portando nel 1999 alla nascita del Parlamento scozzese a Holyrood.

5 marzo 1974 – Il peso politico scozzese a Westminster
Nel marzo 1974 il Regno Unito entrò in una nuova fase politica dopo le elezioni generali di febbraio, che avevano prodotto un parlamento senza una maggioranza netta. Il nuovo governo laburista poté contare anche su un forte sostegno proveniente dalla Scozia.
Questo dato ebbe un valore politico importante, perché mostrò quanto il voto scozzese potesse incidere sugli equilibri di Westminster.
Negli anni Settanta la Scozia era già al centro di un dibattito crescente su rappresentanza, risorse e autonomia politica. Per questo il risultato elettorale si inserì in una fase storica in cui le richieste di maggiore autogoverno stavano guadagnando terreno.
Fu uno dei passaggi che prepararono il clima politico del referendum del 1979.

8 marzo 1702 – La morte di William III
La morte di William III nel 1702 aprì una nuova fase di incertezza politica nei regni di Scozia e Inghilterra. La questione della successione era già molto delicata e coinvolgeva identità nazionali, religione e rapporti di potere.
In Scozia, il clima politico restava instabile e la prospettiva di una successione non condivisa con l’Inghilterra contribuiva ad aumentare le tensioni tra i due regni.
Questi anni avrebbero portato a un crescente confronto su commercio, sicurezza dinastica e autonomia politica, fino all’Atto di Unione del 1707.
Per questo la morte di William III non fu solo la fine di un regno, ma anche l’inizio di una nuova fase di pressione politica sulla Scozia.

11 marzo 1708 – Il tentativo di invasione giacobita fallito
Nel marzo del 1708 una flotta francese apparve al largo della costa orientale della Scozia con un obiettivo preciso: riportare sul trono britannico James Francis Edward Stuart, figlio del deposto James VII e figura centrale della causa giacobita.
L’operazione faceva parte del più ampio conflitto europeo della Guerra di Successione Spagnola, in cui la Francia cercava di destabilizzare il nuovo equilibrio politico britannico dopo l’Atto di Unione del 1707.
La flotta, guidata dall’ammiraglio francese Claude de Forbin, tentò di sbarcare nei pressi di Firth of Forth, ma l’intervento della Royal Navy e le difficili condizioni meteorologiche impedirono lo sbarco.
Il tentativo fallì senza battaglia, ma dimostrò quanto fosse ancora forte la possibilità di una restaurazione giacobita pochi mesi dopo la nascita del nuovo Regno di Gran Bretagna.
L’episodio resta uno dei primi momenti di tensione internazionale legati all’Unione del 1707 e anticipa le future rivolte giacobite del XVIII secolo.

13 marzo 1941 — Il Clydebank Blitz
Nella notte tra il 13 e il 14 marzo 1941 la città di Clydebank, vicino a Glasgow, fu colpita da uno dei bombardamenti più devastanti avvenuti in Scozia durante la Seconda guerra mondiale.
La Luftwaffe tedesca prese di mira i cantieri navali e le industrie lungo il fiume Clyde, fondamentali per la produzione militare britannica. Clydebank ospitava infatti stabilimenti strategici, tra cui i cantieri John Brown & Company, dove venivano costruite importanti navi della Royal Navy.
Il bombardamento avvenne in due ondate notturne consecutive. Migliaia di bombe incendiarie e ad alto potenziale distrussero gran parte della città.
Il bilancio fu drammatico:
oltre 500 persone morirono e circa 35.000 abitanti rimasero senza casa. Secondo i registri municipali, solo sette case rimasero intatte.
Il Clydebank Blitz è ricordato ancora oggi come uno degli episodi più tragici della guerra in Scozia e come simbolo della resilienza delle comunità industriali del Clyde durante il conflitto.

13 marzo 1996 – La strage di Dunblane
Il 13 marzo 1996 la Scozia fu colpita da una tragedia devastante. Alla scuola primaria di Dunblane, un uomo armato uccise sedici bambini e un’insegnante, ferendo anche altre persone.
L’impatto emotivo fu enorme, non solo in Scozia ma in tutto il Regno Unito. La reazione pubblica fu immediata e portò a una forte mobilitazione civile.
Da questa tragedia nacque una revisione importante delle leggi sulle armi, con restrizioni molto più severe sulla detenzione delle pistole.
Dunblane resta uno dei momenti più dolorosi della storia scozzese contemporanea, ma anche uno dei più significativi nel rapporto tra memoria collettiva e cambiamento legislativo.

14 marzo 1689 – La Convention of Estates e la crisi della monarchia
Il 14 marzo 1689 a Edinburgh si riunì la Convention of Estates, un’assemblea straordinaria del Parlamento scozzese convocata per affrontare una crisi politica senza precedenti.
Pochi mesi prima, la Glorious Revolution aveva costretto il re cattolico James VII di Scozia (James II d’Inghilterra) a fuggire dal regno. La situazione lasciava aperta una domanda fondamentale: il sovrano aveva abdicato oppure aveva semplicemente abbandonato temporaneamente il paese?
La Convention fu convocata per risolvere questa questione costituzionale. Dopo settimane di discussione e tensioni tra fazioni politiche e religiose, l’assemblea arrivò a una decisione storica.
L’11 aprile 1689 il Parlamento approvò il Claim of Right, dichiarando che James VII aveva perso il diritto di governare e offrendo la corona a William of Orange e Mary Stuart.
Questo documento limitava il potere reale e rafforzava il ruolo del Parlamento, diventando uno dei testi fondamentali della tradizione costituzionale scozzese.
La Convention of Estates del 1689 rappresenta quindi uno dei passaggi più importanti nella trasformazione della Scozia verso una monarchia costituzionale.

19 marzo 1286 – La morte di Alexander III
Quando Alexander III morì nel marzo 1286 dopo una caduta da cavallo vicino a Kinghorn, la Scozia perse un sovrano che aveva garantito anni di relativa stabilità.
La sua morte fu improvvisa e lasciò il regno senza un successore adulto e saldo. Questo aprì una crisi dinastica che si sarebbe aggravata nei successivi anni.
Da quel vuoto di potere nacquero la Great Cause, le pressioni inglesi e infine le Guerre d’Indipendenza scozzesi.
Per questo il 19 marzo 1286 è una delle date più decisive dell’intera storia medievale scozzese.

24 marzo 1603 – La morte di Elizabeth I e l’ascesa di James VI
Il 24 marzo 1603 morì Elizabeth I, ultima sovrana Tudor. Con la sua morte si aprì una successione decisiva per la storia britannica: il trono inglese passò a James VI di Scozia, che divenne James I d’Inghilterra.
Per la Scozia fu un momento enorme. Il suo re saliva sul trono del vicino più potente, portando la dinastia Stuart al centro della politica delle isole britanniche.
Questo evento avviò la Union of the Crowns, cioè l’unione dinastica tra i due regni sotto un unico monarca, pur mantenendo ancora istituzioni separate.
È una delle date chiave per capire il lungo percorso che porterà poi all’Unione politica del 1707.

24 marzo 1603 – L’Unione delle Corone
Quando James VI di Scozia salì anche sul trono inglese nel 1603, si aprì una nuova fase della storia delle isole britanniche. Le due corone vennero riunite nella stessa persona, ma i due regni rimasero distinti sul piano istituzionale.
Questo passaggio, noto come Union of the Crowns, non equivale ancora all’unione politica del 1707, ma cambia profondamente la prospettiva dinastica e diplomatica.
Per la Scozia fu un momento chiave: il suo re si trasferiva a Londra, portando con sé il peso e il prestigio della corona scozzese.
La data è fondamentale per capire come si arrivò, un secolo dopo, all’Atto di Unione.

25 marzo 1306 — L’incoronazione di Robert the Bruce
Il 25 marzo 1306 Robert the Bruce venne incoronato re di Scozia nell’abbazia di Scone, il luogo tradizionale delle incoronazioni dei sovrani scozzesi. L’evento avvenne in un momento estremamente delicato della storia del paese.
Solo poche settimane prima, Bruce aveva ucciso il suo rivale politico John Comyn nella chiesa dei Greyfriars a Dumfries. L’episodio scosse profondamente il regno e portò alla sua scomunica da parte della Chiesa, ma allo stesso tempo eliminò uno dei principali ostacoli alla sua ambizione di salire al trono.
L’incoronazione fu celebrata rapidamente e in condizioni difficili. Molti nobili erano ancora indecisi o schierati con l’Inghilterra, e Bruce dovette affrontare una guerra durissima nei primi anni del suo regno.
Nonostante le difficoltà iniziali e alcune sconfitte, Robert the Bruce riuscì gradualmente a rafforzare la propria posizione. La sua leadership portò alla vittoria scozzese nella Battaglia di Bannockburn nel 1314, uno degli eventi più importanti nella lotta per l’indipendenza della Scozia.
L’incoronazione del 1306 rappresenta quindi uno dei momenti decisivi della storia scozzese: l’inizio del regno di un sovrano destinato a diventare una delle figure più emblematiche della nazione.

25 marzo 1707 – L’ultima seduta del Parlamento scozzese
Il 25 marzo 1707 il Parlamento scozzese si riunì per l’ultima volta nella sua lunga storia prima dell’entrata in vigore dell’Act of Union, che avrebbe unito i parlamenti di Scozia e Inghilterra.
L’assemblea si svolse nella Parliament House di Edinburgh, sede storica del potere legislativo scozzese. Dopo anni di trattative, pressioni politiche e divisioni interne, l’unione parlamentare con l’Inghilterra era ormai inevitabile.
Durante la sessione finale, James Ogilvy, conte di Seafield e Lord Chancellor di Scozia, pronunciò una frase rimasta famosa nella memoria storica del paese:
“Now there’s ane end o’ ane auld sang.”
 (“Ora c’è la fine di una vecchia canzone.”)
La frase sintetizzava perfettamente il momento: la fine di un’istituzione secolare e di un capitolo fondamentale della storia scozzese.
Dal 1° maggio 1707, con l’entrata in vigore dell’Unione, il potere legislativo passò al nuovo Parlamento della Gran Bretagna a Westminster.
La Scozia avrebbe dovuto attendere quasi tre secoli per rivedere un proprio Parlamento: solo nel 1999, con la devoluzione, fu istituita la moderna assemblea legislativa scozzese a Holyrood.

26 marzo 2006 – La legge antifumo scozzese
Il 26 marzo 2006 entrò in vigore in Scozia una legge destinata a cambiare profondamente la vita quotidiana: il divieto di fumare nei luoghi pubblici chiusi e nei luoghi di lavoro.
La misura faceva parte dello Smoking, Health and Social Care (Scotland) Act 2005, approvato dal Parlamento scozzese l’anno precedente con l’obiettivo di ridurre i danni del fumo passivo.
Con questa decisione la Scozia divenne la prima parte del Regno Unito ad applicare un divieto totale di fumo nei locali pubblici. All’epoca si trattava di una scelta pionieristica anche a livello europeo.
La legge fu pensata soprattutto per proteggere i lavoratori — in particolare nel settore della ristorazione e dei pub — dall’esposizione al fumo passivo, considerato una delle principali cause prevenibili di malattie respiratorie e cardiovascolari.
L’iniziativa scozzese ebbe grande risonanza internazionale e contribuì ad accelerare l’adozione di normative simili in molti altri paesi.

28 marzo 2017 – Il voto per un secondo referendum
Nel marzo 2017 il Parlamento scozzese votò per chiedere un secondo referendum sull’indipendenza. La decisione arrivò in un contesto politico profondamente cambiato rispetto al 2014.
La Brexit, infatti, aveva riaperto con forza la questione del rapporto tra Scozia e Regno Unito, soprattutto perché la Scozia aveva votato in maggioranza per restare nell’Unione Europea.
Il voto di Holyrood non significava ancora un nuovo referendum immediato, ma ribadiva che la questione costituzionale era tutt’altro che chiusa.
È una delle date simbolo della politica scozzese del XXI secolo.
Il referendum richiesto nel 2017 non è mai stato organizzato. Il governo britannico ha sempre sostenuto che la consultazione del 2014 fosse una decisione “per una generazione” e ha rifiutato di autorizzarne una nuova.
Negli anni successivi il dibattito sull’indipendenza è rimasto molto acceso, soprattutto dopo la Brexit, che ha visto la Scozia votare in maggioranza per restare nell’Unione Europea.
Ancora oggi la questione di un secondo referendum rimane uno dei temi più discussi della politica scozzese contemporanea.

Lascia un commento